Cosa resta del rito?

Il rito fa parte di noi. Lo sappiamo bene. Ci accompagna da sempre, ha assunto tante forme nel tempo ma è riuscito a sopravvivere in qualche modo, rimanendo radicato dentro l’essere umano.

Oggi ci appare come una bellissima fata che ha perso le sue ali, indossa stracci logori e lotta per sopravvivere. Ma come? Quali sono i nostri rituali oggi? Cosa facciamo per riconnetterci allo Spirito, per acquietare la mente e lasciar parlare qualcos’altro? Quali riti utilizziamo per entrare in contatto con il Numinoso, con il Sacro?

Ne utilizziamo tanti, senza nemmeno accorgercene. Il fumo, l’alcool, il sesso, la discoteca, gli acquisti, il cibo spazzatura, la televisione, i social media sono i nuovi strumenti.

Il problema è che sono strumenti privi di sacralità, sono pallide ombre di quello che è un potente mezzo che ci appartiene da sempre.

Non è tanto per la tipologia del mezzo quanto per l’uso che ne si fa. La sessualità è sicuramente un potente rituale ma non se ridotta alla pura e immediata soddisfazione corporea.

Mangiare è uno dei rituali più antichi e importanti: la rappresentazione della comunione con il tutto, del sacrificio, della morte, ma anche della trasformazione e rinascita.

Ma cosa mangiamo prevalentemente oggi e soprattutto come? Mangiamo per lo più cibi privi di vita, ricchi di conservanti e quasi sempre precotti o preparati da qualcun altro.

E consumiamo i nostri pasti in totale assenza di noi stessi, guardando la tv, chiacchierando, facendo qualsiasi cosa tranne che mangiare davvero.

La discoteca potrebbe essere un luogo dedito alla catarsi, immaginate tante persone che ballano al ritmo di un certo tipo di musica con un unico intento, quanto sarebbe potente? E invece oggi la discoteca è sinonimo di musica annichilente, droghe e sesso facile.

Le stesse droghe, l’alcool, il fumo, possono essere degli strumenti di conoscenza se utilizzati in modo rituale. Sono molte le popolazioni che ne fanno uso a scopo divinatorio, curativo ed elevante. Ma l’uomo oggi non vuole sentire, vuole svagarsi, vuole essere qualcos’altro, vuole allontanare il dolore e la sofferenza ed usa le droghe a tale scopo.

Credo sia fondamentale oggi, riportare la sacralità nelle nostre vite. Il rito deve tornare al centro, questa bellissima fata deve ritrovare le sue ali e liberarsi dei vestiti logori.

Quello che può fare ognuno di noi è prima di tutto essere presente in ogni cosa che fa, che sia lavare i piatti, preparare il tè, farsi un panino o parlare con qualcuno. Ogni momento può essere vissuto in maniera sacra, ogni strumento, ogni evento, ogni occasione è buona per connettersi al divino.

A partire da ora. Pensiamo a cosa faremo appena finito di leggere questo articolo e qualsiasi cosa sia ricordiamoci di farlo ritualmente, come se fosse la prima volta che lo facciamo. Diamo importanza ai nostri gesti, alle nostre azioni quotidiane perché è proprio il modo in cui le svolgiamo a dettare l’andamento della nostra esistenza. Perciò, non lasciamoci sfuggire nessuna occasione, restiamo vigili e rimettiamo le ali alla nostra fata interiore.




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