Davvero mi piace quello che mi piace?

La parola credenza deriva dal latino credentia e significa: avere fede. E tu in cosa o in chi hai fede? Hai fede nelle tue passioni? In una religione? Nel tuo lavoro? Nella tua famiglia? Nel cibo che mangi? In una persona che ammiri?

Dove riponi il tuo credo?


Siamo davvero certi che ciò in cui crediamo, sia basato sulla pura e libera fede oppure su di una credenza indotta dall’esterno?

Facciamo un esempio: hai fede nel fatto che adori le uova, potresti vivere solo di uova, anche se non le digerisci un granché bene, le mangi lo stesso perché ti piacciono tanto.

Poi magari un giorno inizi a lavorare su te stessa/o, ad indagare chi sei e torna a galla un ricordo, di quando eri bambino/a: tuo nonno che ti prepara un uovo sbattuto e ti dice di mangiarlo sempre perché l’uovo è buono e fa tanto bene.

Tu non avevi coscienza di quel ricordo fino a quel momento, ma quel ricordo è stato dentro di te per tanto tempo ed è entrato nel tuo inconscio, si è fatto strada nella mente e ha trovato ristoro in una delle tante personalità che sono dentro di te e ti ha convinto: sì, mi piacciono proprio le uova!

Nasce così una credenza indotta.

E’ molto probabile che nel momento in cui quel ricordo viene portato a coscienza la credenza si dissolva lasciando spazio al vuoto e alla possibilità di portare fuori ciò che davvero ci piace, ciò che davvero ci fa stare bene.

Facciamo un altro esempio: credi di essere permalosa/o e che se qualcuno ti tratta male, non è colpa sua ma la tua perché sei troppo sensibile.

Come si forma una credenza simile? Generalmente le credenze indotte si formano nell’infanzia, attraverso la relazione adulto/bambino poiché il bambino ha fede pura nell’adulto e crede ciecamente a tutto ciò che gli viene detto. Per cui sarà sufficiente dire più volte ad un bambino/a che è permaloso/a che quello/a se ne convincerà. L’induzione di questa credenza (sono permalosa/o) porterà alla formazione di ulteriori sotto-credenze, come ad esempio: se qualcuno mi tratta male devo reprimere le mie emozioni e non dire nulla, perché se dico qualcosa mi viene detto che sono permaloso/a. Ne conseguirà che, un insieme di credenze appartenenti alla stessa credenza di base, generino a loro volta dei comportamenti, come un blocco nell’espressione e la convinzione di essere timidi, incapaci e insicuri.

Ci sono credenze di vario tipo, molto radicate sono ad esempio quelle legate alle religioni e alla famiglia, credenze legate al luogo dove nasciamo e dove viviamo (basta pensare ai detti popolari e ai proverbi) o credenze legate a ciò di cui ci siamo nutriti fino a quel momento. Un’analisi statistica dice ad esempio che la nostra personalità si basa sulla media delle cinque persone che frequentiamo di più.

La nostra personalità, quella che utilizziamo per agire nel mondo è un mix di queste credenze. Per cui possiamo davvero dire di sapere chi siamo? Possiamo davvero affermare di essere liberi? E che le nostre azioni lo siano?

La libertà è un potere che possiamo acquisire. Possiamo liberarci delle credenze iniziando a scoprire chi davvero siamo, attraverso un accurato lavoro di indagine e di autoconoscenza.

Dovremmo pensare a noi stessi come ad una casa in cui non ci sentiamo a nostro agio. Girando per le stanze ci accorgiamo che è piena di mobili e gingilli, che non sono nostri e non sappiamo da dove provengano. Prendendoli in mano, osservandoli ci accorgiamo che raccontano una storia, che non è la nostra però. Allora li prendiamo, li mettiamo in una scatola e li mandiamo indietro al legittimo proprietario. Adesso la casa è vuota, non sappiamo dove sederci, e stiamo in piedi per un po’. Aspettiamo. E piano piano, a poco a poco i mobili giusti si manifestano ed ecco che finalmente ci sentiamo a casa!