La forza della fragilità: un nuovo paradigma

Qualche tempo fa mi sono fermata ad osservare l’edera del mio giardino. L’ho guardata per un po’, l’ho ascoltata e mi ho notato un particolare del quale non mi ero mai accorta. Il muro sul quale si stava arrampicando era liscio! E allora mi sono chiesta, com’è possibile, come può arrampicarsi e crescere qui?

E la risposta è arrivata osservandola ancora più da vicino. L’Edera produce delle piccolissime ventose, simili alle zampette dei millepiedi attraverso le quali si arrampica anche sulle pareti più lisce, o scivolose. In generale può arrampicarsi su ogni tipo di superficie anche la più impervia.

Questa immagine mi ha colpito molto. L’Edera non poteva naturalmente attraversare e crescere in quella posizione e allora cosa ha fatto? Ha manifestato il suo super potere. Cioè, ha tirato fuori di sé gli strumenti che le servivano per compiere quell’azione. Quegli strumenti esistevano già in potenziale dentro di lei, ma la difficoltà esterna ha fatto sì che essa fosse in qualche modo spronata ad utilizzarli.

Viene naturale a questo punto una comparazione con noi esseri umani.

Abbiamo anche noi super poteri? Doti, talenti che giacciono in potenziale dentro di noi?

La risposta ovviamente è sì, ognuno di noi è racchiude in sé tesori inesplorati e innumerevoli possibilità.

Spesso accade però che questi tesori restino lì per molto tempo o addirittura per tutta la vita.

Cosa può aiutarci a manifestarli? Gli eventi. Proprio come l’Edera dobbiamo trovarci davanti ad una superficie liscia per trovare le nostre ventose o davanti ad un burrone per tirare fuori le nostre ali.

Quante volte ti è capitato di pensare di non essere in grado di fare qualcosa, guardandola fare a qualcun altro ad esempio, e di aver detto a te stesso/a: Che bravo/a che è lui/lei, io non ci riuscirei mai!

Poi è successa quella cosa, un evento, un incidente, una malattia, un impedimento, un litigio ecc.. e ti sei trasformato, hai iniziato a fare cose che mai avresti pensato di poter fare e hai scoperto doti che non pensavi ti appartenessero.

Ma esiste anche un altro modo di scoprire i nostri super poteri, i nostri tesori? O dobbiamo solo aspettare passivamente che la vita ci metta davanti l’ennesimo burrone?

Certo che sì. I greci antichi lo chiamavano “Conosci te stesso”. Non aspettare di trovarti davanti un muro o di perdere qualcuno a cui tenevi, non aspettare lo schiaffo dell’esistenza che ti costringe a vedere chi sei davvero.

Parti da quello che c’è in superficie, prendi le tue paure, le tue fragilità, le tue emozioni e vai a vedere cosa celano. Quello che vediamo in superficie è solo l’altra faccia della medaglia. Ciò che è visibile è soltanto il riflesso di ciò che non lo è. I tuoi disturbi, i tuoi disagi, le tue debolezze, sono l’ombra delle tue più grandi potenzialità.

Come un esploratore, prendi una torcia e inoltrati nelle tue profondità, illumina i tuoi tesori e portali in superficie.

La società ci ha portato a pensare che le nostre fragilità vadano curate, sistemate. Non possiamo essere timidi in un mondo che ci richiede continuamente di essere performativi e alla ricerca della visibilità. E così abbiamo iniziato a credere che ciò che sentivamo, fosse sbagliato, fosse qualcosa di rotto, da aggiustare. Ed è proprio lì che abbiamo iniziato a perderci, a perdere una grandissima opportunità, quella di diventare chi siamo per poter diventare “qualcuno”.

Ma non è mai troppo tardi per diventare chi siamo. Non è mai troppo tardi per cambiare la nostra visione della realtà.

E allora, la prossima volta che ti sentirai inadeguato/a, che ti sentirai fragile o avrai paura. Fermati. E pensa che ti trovi davanti ai tuoi tesori interiori. Illuminali, osservali e guardali con il tuo nuovo paio di occhiali.

Il piombo si trasformerà in oro davanti ai tuoi occhi e forse finalmente capirai che non c’è niente di sbagliato in te e che l’unica cosa che davvero devi fare è Essere.