Nessuno gli crede, ma sono tra noi, l'urlo dei Veggenti 3.0

Ci sono persone che spesso hanno delle intuizioni, delle idee, delle visioni su eventi non ancora accaduti o sul loro andamento da lì a poco. Veggenti, è il termine più usato per indicare chi mostra queste particolari doti profetiche.

In tempi antichi le figure dei veggenti, erano le più importanti all’interno della società. Nessuna decisione veniva presa senza che un veggente (o un oracolo) fosse interpellato.


Col tempo però questa figura ha perso sempre di più il suo potere e la sua credibilità. La figura del veggente è stata associata a quella del visionario, del folle, che in mezzo alla strada urla: moriremo tutti! Oppure ha assunto forme dogmatiche religiose, per le quali il veggente si fa tramite della parola di Dio, togliendosi di dosso qualsiasi responsabilità rispetto al messaggio portato (in fondo chi può mettere in dubbio la parola di Dio?!). O ancora, hanno trasformato la loro virtù in vizio, leggendo il futuro per soldi o per diletto in pessimi programmi tv.


I veggenti che non fanno questa scelta, spesso si nascondono, nascondono le loro visioni, non ne parlano, proprio perché non vogliono essere presi per pazzi, o essere derisi o reputati santoni che creano dipendenza e soggiogano l’altro.

Succede anche però che chi ha questo dono spesso senta il desiderio di aiutare l’altro, non può proprio farne a meno e allora magari trova il coraggio e comunica le proprie visioni.

Ma cosa succede la maggior parte delle volte: non viene creduto.


La verità che il veggente ci mette davanti spesso è metaforica, ha tratti onirici, è poetica non può essere capita con la mente razionale e chi riceve la profezia molto spesso non la capisce e ne è spaventato, proprio perché non riesce ad incasellarla nel proprio conosciuto. Viviamo in un mondo che pone le sue radici nella ragione e nella scienza.

La visione è un torrente in grado di sfondare la diga della nostra rigidità razionale e permetterci di ampliare il nostro mondo, se solo gliene dessimo l’opportunità. Per la riuscita di questa impresa è però di fondamentale importanza che chi comunica questa visione sia il primo a crederci, ad avere fede in essa, a non averne paura altrimenti ciò che dirà non solo non avrà forza ma non verrà nemmeno compreso.


Ma allora perché spesso i veggenti sono i primi a non avere fede nelle loro visioni?

La risposta come sempre ci arriva dal mito, e in questo caso dal mito di Cassandra.

Cassandra era una Pizia, una sacerdotessa di Apollo, della quale il Dio si era perdutamente innamorato, tanto da chiederla in moglie e onorarla con il dono della Veggenza.

Arrivato il momento dell’unione con il Dio, Cassandra ebbe paura, si tirò indietro e respinse Apollo, il quale accecato dalla rabbia le sputò in bocca, condannandola ad una maledizione: avrebbe continuato a predire il futuro ma nessuno le avrebbe creduto. E così fu.


Apollo in questo caso rappresenta la possibilità per Cassandra di unirsi con il tutto, con il creato, con l’universo e da questa unione generare, portare nel mondo le rivelazioni, le idee, le visioni in grado di aiutare chi non ha ancora risvegliato tale potere.

Rifiutare questa unione significa portare nel mondo visioni frammentate, sterili, prive di forza e di reale utilità. Visioni che non sono state generate dall’unione con il tutto non possono essere credute, non possono essere comprese.


I veggenti di oggi e quelli che sono in potenziale dentro ciascuno di noi, devono necessariamente ritrovare quell’unione e fondersi senza paura con l’ignoto. Abbiamo bisogno di veggenti che urlino nelle piazze e che ci aiutino a immaginare un mondo nuovo. C’è bisogno di visioni in grado di rompere le catene della razionalità, visioni che ci liberino dal giogo della meccanicità. Visioni che nutrano il sentire, il femminile, lo Spirito, che riportino in superficie i valori naturali, l’Amore, la Trascendenza , la Giustizia, la Saggezza, la Spiritualità, il Coraggio, la Temperanza.

Quei stessi valori in grado di renderci uomini e donne liberi, che possano fondare una nuova società basata sulle leggi di natura e non più su quelle del potere, del consumo e della divisione.