Sempre la stessa storia! Come ti racconti la tua vita?

Vi è mai capitato di provare a cambiare un aspetto della vostra vita mettendoci tutto l’impegno possibile, provando tutte le strade possibili e nonostante tutto ritrovarvi sempre nella stessa situazione?

Magari cambiano le persone, il contesto, il luogo, ma la situazione rimane la stessa, come se fossi costretto a guardare ogni volta lo stesso film. Gli attori e l’ambientazione cambiano, la trama assume sfumature diverse ma il finale, quello non cambia davvero mai.

E’ così frustante usare tutte le proprie energie e rendersi conto che ogni volta ci ritroviamo punto e a capo. E spesso finiamo col dire a noi stessi: basta, io mollo tutto, non ce la faccio più! Tanto qualsiasi cosa faccia le cose per me non cambieranno mai!

Ed è proprio vero. Qualsiasi azione, anche la più temeraria o impegnativa svolta per tentare di modificare la nostra realtà esterna porterà inevitabilmente allo scenario iniziale. C’è una sola cosa che possiamo fare. L’unica che funziona davvero ed è questa: cambiare la realtà interna.

Eh sì, perché la sceneggiatura di questo film che si ripete sempre uguale, siamo proprio noi a scriverla! La vita dipende da come ce la raccontiamo.

James Hillman, padre della visione immaginale, afferma che il modo in cui immaginiamo e raccontiamo la nostra vita è anche il modo in cui ci apprestiamo a viverla. Le nostre immagini interiori si trasformano in realtà.

Sorge ora spontanea una domanda? Come e quando abbiamo iniziato a raccontarci queste storie?

E la risposta è in un tempo mitologico, archetipico. Nascendo infatti mettiamo sulla scena un mito e ci riscattiamo quando quel mito riusciamo a vederlo, a com-prenderlo.

Tutto quello che succede nella nostra vita, come nasciamo, i genitori che abbiamo, le persone che incontriamo, le esperienze che viviamo fanno parte di quel mito. Sono funzionali alla sua messa in scena.

Ma come facciamo a vedere il nostro mito? Il mito non si può guardare direttamente, poiché la sua visione diretta sarebbe insostenibile per la mente. Ci trasformerebbe in una statua, proprio come succedeva guardando negli occhi Medusa. L’unico modo che abbiamo di vedere il nostro mito è lo stesso utilizzato da Perseo per decapitare Medusa, senza essere impietrito: lo specchio!

Usare lo specchio nella vita quotidiana significa osservare tutto ciò che ci accade sotto un’altra ottica, spostando l’attenzione da fuori a dentro.

Tornando al film che si ripete, la prima cosa da fare è osservare il nostro di ruolo all’interno della commedia.

Facciamo un esempio: le persone non riconoscono il mio lavoro, non mi pagano e se mi pagano lo fanno controvoglia. Non ricevo mai un complimento, sono invisibile, mi impegno tanto ma nessuno riconosce il mio lavoro.

Utilizzare lo specchio in questo caso consisterebbe nel porsi le seguenti domande: riconosco il mio valore? Apprezzo e dò’ importanza a ciò che mi circonda? Mi curo dei miei talenti? Ringrazio ogni giorno per ciò che ho? Riconosco la bellezza quando la vedo?

Se la risposta a queste domande è no, o raramente, allora abbiamo la nostra soluzione: iniziare a farlo immediatamente! Giorno dopo giorno, ci accorgeremo che cambiando il nostro atteggiamento anche la realtà esterna, di conseguenza inizierà a cambiare. E’ questa la vera magia.

In questo modo passiamo dall’essere vittime del nostro racconto a co-creatori della nostra esistenza e finalmente potremo guardare un film con un finale diverso, ma soprattutto scelto da noi.