Ti stai davvero prendendo cura di te?

Capita molto di frequente di sentir parlare di cura di sé e nella maggior parte di casi, si fa riferimento esclusivamente alla cura del corpo fisico. Si associa la cura di sé all’andare dall’estetista, a fare il check up annuale o a bere una tisana depurativa.

Certo, tutte queste cose rientrano certamente nella cura di sé ma sono circoscritte alla cura del corpo.

Non dobbiamo e non possiamo dimenticare però che noi siamo composti da diversi corpi: il corpo fisico, il corpo mentale, il corpo emotivo e il corpo etereo o spirituale e che nessuno di questi corpi o centri deve essere trascurato.

Prendiamo come esempio gli atleti professionisti. Gli atleti generalmente hanno una gran cura del corpo fisico, ma di certo questo da solo non basta. Se non curassero anche il loro corpo mentale come farebbero a rimanere concentrati, ad allenarsi tutti i giorni o a valutare gli eventuali rischi legati ad un azione che potrebbe compromettere la loro carriera? E pensando al corpo emotivo, ve lo immaginate un portiere in preda ad una crisi nervosa che si siede a terra e piange nel bel mezzo della partita? Per ultimo, ma non per importanza, il corpo etereo spirituale: se un atleta non amasse quello che fa, se non fosse la sua vocazione, se non ci fosse lo spirito a sostenere il suo sforzo, non potrebbe assolutamente fare quello che fa, o meglio, potrebbe farlo ma non vivrebbe una vita felice.

Avere cura di sé significa porre l’attenzione su tutti i nostri centri e mettere la volontà al servizio di quelli che necessitano di maggiore attenzione.

Spesso invece mettiamo tutte le nostre energie in attività che non sono in linea con noi, con la nostra natura e i nostri corpi ne risentono e costantemente ce lo mostrano, attraverso malattie, incidenti, eventi, piccoli segni che trascuriamo o che non vogliamo vedere.

Ogni volta che facciamo qualcosa dobbiamo chiederci: perché lo sto facendo? Cosa mi muove? Come mi sento nel farlo? Se la risposta è non lo so, o perché devo farlo, o perché ho paura (del giudizio altrui, della povertà, della morte, del cambiamento ecc..) allora smetti subito di fare quello che stai facendo perché in questo modo non stai avendo cura di te.

Un’ottima abitudine è quella di ritagliarsi del tempo da dedicare all’autosservazione.

Ad esempio, porre l’attenzione sul modo in cui parliamo è molto importante per la cura di sé. Se usiamo troppo spesso frasi come: io non sono capace, io sono stupida ecc.. dobbiamo tenere presente un fatto molto importante: ogni parola che segue la frase “Io sono…” è un comando che diamo a tutti i nostri corpi, che risponderanno adeguandosi al comando ricevuto.

Prendersi cura di sé è una responsabilità che abbiamo verso noi stessi ma anche verso l’altro, poiché se non ho cura di me, se agisco in modo automatico, se faccio cose che non mi rendono felice, se ignoro i segnali che mi inviano i miei centri, come posso pensare di prendermi cura di qualcun’altro?

Ecco perché la cura di sé dovrebbe essere alla base dell’educazione.

Così come ci viene insegnato a porre attenzione ai bisogni primari allo stesso modo si dovrebbe dare spazio all’apprendimento dell’autosservazione e della conoscenza di sé, strumenti fondamentali per l’educazione di un essere umano responsabile e integrato.



Hai letto il nostro articolo sulla felicità? Lo trovi qui:

La mia vita è perfetta ma io non sono felice (fiorituradelse.it)


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